1. Lucera. La Fortezza svevo-angioina
Politecnico di Bari
DICAR - Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria e dell'Architettura
Direttore del Dipartimento: Prof. Carlo Moccia
Tesi di laurea: Lucera. La Fortezza svevo-angioina
Laureandi: Laura Cormio, Alessio Fiore, Stefania Iacovazzo, Antonella Magistro, Tiziana Paradiso, Angela Pepe
Relatori: Prof.ssa Rossella De Cadilhac, Prof. Aguinaldo Fraddosio
Licenza Aedes.PCM Academy: A0010
codice chiave hardware USB: JMKRVNON
autorizzazione in data: 29.11.2021
1.1. Aspetti generali
La tesi riguarda lo studio della Fortezza svevo-angioina di Lucera: è un complesso architettonico formato da una pluralità di costruzioni non completamente decifrabili, edificate in epoche diverse e che con il tempo hanno acquisito nell’insieme una rilevanza storica, archeologica, architettonica e paesaggistica.
Le varie costruzioni sono emerse a seguito di campagne di scavo archeologico e lavori di restauro che si sono svolti in un ampio arco temporale. Fra il 1907 e il 1914 Arthur Haseloff, Martin Wackernagel e Carl Hradil, per conto dell’Istituto storico prussiano, effettuano saggi nel Palatium imperiale, che poi estendono al fossato in prossimità della Porta delle scale e dei piloni del ponte levatoio e ritrovano le fondazioni della Cappella posta al centro dello spazio delimitato dalla cinta fortificata.
Dopo circa un ventennio, fra il 1932 e il 1933 l’amministrazione podestarile prosegue gli scavi (Palatium imperiale, porta esterna, fossato) e intraprende i primi restauri (Palatium, cinta muraria e torri quadrangolari, torri circolari, palazzo reale di Carlo I) sotto la guida di Quintino Quagliati, Carlo Aru, Carlo Ceschi, Renato Bartoccini.
Trent’anni dopo fra il 1964 e il 1965, per conto dell’Accademia Britannica e dalla Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie della Puglia, Francesco Schettini presiede al restauro delle porzioni più deteriorate della cinta fortificata e agli scavi intorno al Palatium che proseguono negli anni Settanta del XX secolo sotto la guida di Sabine Schwedhelm e Carl A.Willemsen.
Negli anni più recenti sono stati intrapresi interventi localizzati, senza che rispondessero ad una visione progettuale unitaria, come il restauro della Torre della Regina e la messa in sicurezza attraverso presidi provvisori della cortina soggetta a cedimento sul fronte occidentale della collina costituita da terreno poco compatto e oltraggiato da una cava di argilla, ora dismessa, che ne ha compromesso la stabilità.
Gli scavi e i lavori di restauro che si sono susseguiti nel corso del tempo hanno messo in luce, seppure parzialmente, ambienti ipogei, corridoi, camminamenti che ora offrono spunti significativi i quali potranno essere colti intrecciando i dati provenienti dalle fonti, edite e inedite, dall’indagine diretta condotta attraverso un rilievo e un’analisi stratigrafica degli elevati, per ipotizzare con un certo grado di attendibilità le fasi costruttive del complesso fortificato, punto di partenza per affrontare con consapevolezza storico-critica un progetto complessivo di conservazione, valorizzazione e di rinnovata fruizione, nel rispetto della materia antica e delle stratificazioni storiche.
1.2. Inquadramento

Fig. 1 - Vista aerea con inquadramento del monumento (fonte_Google Earth Pro)

Fig. 2 - Vista aerea del sito

Fig. 3 - Situazione del versante collinare prima degli interventi di consolidamento statico della cortina a sud di fianco la Torre della Leonessa (fonte_Fonseca, Itinerari federiciani in Puglia, Viaggio nei castelli e nelle dimore di Federico II di Svevia, Adda, 2005)

Fig. 4 - Vista dei puntelli di ritegno metallici posti a presidio strutturale della cortina interessata da fenomeni di dissesto

Fig. 5 - Lesioni delle Torri quadrangolari a Sud

Fig. 6 - Vista aerea del Palatium svevo-angioino

Fig. 7 - Vista nel corridoio Nord del Palatium svevo-angioino

Fig. 8 - Schizzo di Jean Louis Desprez in Voyage Pittoresque (1778)

Fig. 9 - Ipotesi di ricostruzione del Palatium svevo-angioino a cura di Hauser (fonte_C.A.Willemsen, I Castelli di Federico II nell'Italia meridionale, Titolo originale: Die Bauten Kaiser Friedrichs II. in Süditalien, Stuttgart 1977)

Fig. 10 - Ipotesi di ricostruzione del Palatium svevo-angioino a cura di A. Haseloff (fonte_A.Haseloff, Architettura sveva nell’Italia meridionale, Adda, 1996)

Fig. 11 - Ipotesi di ricostruzione del Palatium svevo-angioino a cura di C.A.Willemsen (fonte_C.A.Willemsen, I Castelli di Federico II nell'Italia meridionale, Titolo originale: Die Bauten Kaiser Friedrichs II. in Süditalien, Stuttgart 1977)
1.3. Obiettivo della tesi
L’obiettivo che si prefigge il progetto di restauro, filo conduttore della tesi, è quello di proporre interventi tesi alla conservazione, alla valorizzazione e al recupero dell’organismo fortificato a cui si riconosce un innegabile valorale storico, archeologico, architettonico, urbano e paesaggistico.
Lo stato di consistenza attuale della fortezza e gli interventi anche recenti cui essa è stata sottoposta offrono lo spunto per un progetto complessivo unitario e coerente che, nel riammettere il complesso fortificato nel circuito della fruizione, ne valorizzi le vocazioni d’uso.
Per raggiungere tali obiettivi si intraprenderà un percorso che partendo dalla fase analitica condurrà ad una sintesi progettuale passando attraverso l’indispensabile momento interpretativo. In questo contesto, saranno affrontati gli aspetti strutturali connessi alla valutazione della vulnerabilità sismica delle attuali rimanenze archeologiche, con l’eventuale successivo progetto di interventi di consolidamento.
Verrà inoltre affrontato, alla luce di criteri di plausibilità strutturale, il problema della ricostruzione della morfologia del Palatium svevo-angioino, caratterizzato da soluzioni morfologiche e costruttive di particolare interessi.
In sintesi, studiare gli aspetti materiali e costruttivi che sostanziano l’opera fortificata, arrivando a comprendere la sua essenza più intima, significa creare le premesse per mettere a punto operazioni tecniche attente e scrupolose al fine di preservarla dai processi di alterazione e deterioramento. Come pure cogliere e comprendere gli aspetti estetico-percettivi legati all’immagine, vuol dire riconoscerne il valore figurativo che come tale va tutelato e valorizzato.
Infine, acquisire dati sugli aspetti funzionali, che implica il dover affrontare questioni legate a problemi di riuso e accessibilità, prelude alla possibilità di rendere vitale la fortezza attraverso un progetto di rinnovata fruizione nell’ambito di una più ampia strategia di sviluppo a scala territoriale.
1.4. Sintesi della tesi - Conclusioni
Mediante il software Aedes PCM è stata studiata la stabilità della cortina muraria oggetto di dissesto mediante l’approccio dell’analisi cinematica, prefigurando un possibile intervento di consolidamento, previa naturalmente stabilizzazione del versante.
A questo scopo sono stati come prima cosa definiti dei parametri di base di pericolosità sismica: latitudine e longitudine del sito (latitudine di Lucera: 41.509377; longitudine di Lucera: 15.32184718), categoria di sottosuolo C, superficie topografica T2, vita nominale pari a 50 anni e classe d’uso II.
Si è fatto cautelativamente riferimento ad un fattore di comportamento q pari a 1.50 considerata la natura di cortina muraria a sbalzo della struttura.
Successivamente, è stato creato il modello geometrico delle due torri e della cortina frapposta secondo tre schematizzazioni che saranno approfondite di seguito.
Il modello è stato caratterizzato dai seguenti materiali: pietrame disordinato per il basamento, definendo un fattore di confidenza FC di 1,35 – corrispondente ad un livello cautelativo di conoscenza LC1 – ed elementi pieni in laterizio per l’elevazione della cortina.
Sono state poi rappresentate le aperture, costituite dalla postierla vicino alla Torre della Leonessa e dalle feritoie sulla torre quadrangolare.
Per valutare al meglio la risposta sismica della struttura, si è ritenuto opportuno partire da situazioni semplificate e complessificarle in maniera progressiva, così da valutare l’incidenza di vari fattori.
Come primo caso la cortina è stata rappresentata come struttura a sviluppo lineare e in asse perfettamente verticale rispetto al suo ba¬ricentro. Il meccanismo considerato è di flessione con cerniere oblique, applicate sulla linea estradossale della muratura, nell’ipotesi di resistenza a compressione infinita della muratura (Fig. 1). E’ stata eseguita la verifica allo stato limite di salvaguardia della vita, che è risultata soddisfatta (Tab. 1).

Fig. 1 - Caso 1
Tab. 1
Successivamente è stata analizzata la situazione ideale in cui la cortina compresa tra la torre quadrangolare e la Torre della Leonessa abbia un fuoripiombo, simulato all’interno del software con una opportuna discretizzazione orizzontale (15 elementi) e verticale (8 elementi) della parete (Fig. 2). Questa situazione, approssimando e avvicinandosi alla geometria reale della porzione di monumento considerata, risulta peggiorativa e, infatti, la verifica allo stato limite di salvaguardia della vita non risulta soddisfatta (Tab. 2).

Fig. 2 - Caso 2
Tab. 2
Pertanto, si evince che l’attuale fenomeno di dissesto incide in modo significativo sulla risposta strutturale alle azioni orizzontali.
Infine è stato considerato il caso in cui la cortina, oltre ad essere fuoripiombo, sia sottoposta ad un meccanismo con cerniera obliqua arretrata rispetto all’estradosso tenendo conto della resistenza a compressione finita della muratura (Fig. 3). Quest’ultimo caso, ovviamente, è ulteriormente peggiorativo, con notevole riduzione della capacità portante calcolata (Tab. 3).

Fig. 3 - Caso 3
Tab. 3
Poiché dai rilievi è emerso che in effetti il terreno interno alla cortina e quello esterno non si trovano alla stessa quota, si è ritenuto opportuno considerare un ulteriore caso, il caso 4, in cui si tiene conto della spinta del terreno dalla parte della parete in cui è a maggiore quota, considerando l’effettivo andamento altimetrico del terreno stesso, con differenze di quota che crescono procedendo verso la torre quadrangolare. È stato pertanto misurato il dislivello identificando le rispettive quote tra interno ed esterno, considerate in corrispondenza del baricentro dei 15 elementi in cui è stata discretizzata la cortina (Fig. 4).

Fig. 4 - Schematizzazione dei dislivelli sulla sezione Sud
Ad ogni punto è stato poi associato un diagramma di carico lineare, con altezza pari al dislivello considerato, che approssima la spinta massima del terreno anche in considerazione delle azioni sismiche di sito.
Le risultanti relative ai 15 elementi considerati sono state applicate al baricentro di ciascun elemento, ottenendo una discretizzazione a tratti del carico rappresentante la spinta del terreno (Fig. 5). 
Fig. 5 - Spinta del terreno
Questa situazione, che approssima ulteriormente quella reale, si dimostra lievemente peggiorativa rispetto alla verifica allo stato limite di salvaguardia della vita, come dimostrano i dati in Tab. 4. 
Tab. 4
L’influenza limitata della spinta del terreno si giustifica considerando che essa interessa principal¬mente e in maniera sostanziale la parte di cortina inferiore, mentre la parte effettivamente coinvolta dal meccanismo di collasso, e quindi la porzione di muratura che in caso di sisma tenderebbe a collassare per prima, è quella sommitale.
Dall’analisi cinematica emerge nel complesso un livello di sicurezza molto basso nei confronti delle azioni sismiche, che giustifica la necessità delle opere di provvisionali di sostegno attualmente presenti.
Trattandosi, tuttavia, di opere di notevole impatto visivo, il progetto di restauro ha previsto la sostituzione delle stesse con l’inserimento di tiranti in acciaio inclinati all’interno della parete, lungo l’intero sviluppo della cortina.
Sempre attraverso analisi cinematica eseguita mediante Aedes, è stato dimensionato il tiro necessario ad ottenere l’idonea azione stabilizzante per la muratura, contrastando il cinematismo che può essere innescato dal sisma di progetto (Figg. 6-9).
Fig. 6 - Stabilizzazione della parete mediante introduzione di tiranti pseudoverticali

Fig. 7 - Assonometria volumetrica della parte di circuito murario oggetto di studio con individuazione delle forze agenti

Fig. 8 - Planimetria della parte di circuito murario oggetto di studio con individuazione dei tiranti

Fig. 9 - Modello tridimensionale della parte di circuito murario oggetto di studio con individuazione dei tiranti
Una volta entrato in esercizio il nuovo sistema di presidio strutturale si provvederà alla rimozione controllata dei puntelli attualmente presenti, ottenendo una mirata reintegrazione dell’immagine della cortina.
Fondamentale, infine, è la previsione di un piano di monitoraggio che riesca ad assicurare l’efficacia degli interventi nel medio-lungo termine.
2. Herdonia, archeologia e restauro
Politecnico di Bari
DICAR - Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria e dell'Architettura
Direttore del Dipartimento: Prof. Carlo Moccia
Tesi di laurea: Herdonia, archeologia e restauro
Laureandi: Buono Giuseppe Alessio, Cordasco Emanuele Vittorio, Laricchia Antonella, Lavermicocca Ilaria, Milardo Claudia, Nirchio Andrea, Serpenti Cristina
Relatori: Prof. Ignazio Carabellese, Prof. Aguinaldo Fraddosio
Licenza Aedes.PCM Academy: A0011
codice chiave hardware USB: MLOQPTHH
autorizzazione in data: 29.11.2021
2.1. Aspetti generali
Il tema conduttore della ricerca consiste nell'approfondimento della metodologia di studio delle parti scavate e dei rinvenimenti da esse scaturiti, nella loro accurata rilevazione e classificazione, in vista di un programma di conservazione e di promozione della fruizione del sito in termini di valorizzazione delle potenzialità di attrazione e diffusione della dinamica storica sedimentata da millenni in questa porzione di territorio.
In quest’ambito, sono previsti approfondimenti strutturali che riguarderanno sia la vulnerabilità sismica delle pareti murarie di alcuni edifici, fra cui l’iconico macellum, sia la validazione di ipotesi di ricostruzione della morfologia della basilica della città di Herdonia.
2.2. Inquadramento
L'area archeologica dell'antica città di Herdonia, ubicata poco distante a Sud della periferia di Ordona (FG) in contrada “La Cavallerizza”, tra le strade S.S. 161 per Napoli e la provinciale Ordona-Ascoli Satriano, occupa un pianoro ondulato che si affaccia sopra la vallata del Carapelle. L'area della città romana, delimitata da una cerchia muraria che definisce una superficie di circa ventiquattro ettari, ha una forma irregolare, allungata, che termina a punta verso Nord, estendendosi su un gruppo di tre colline che si elevano di circa 30 metri sulla citata valle fluviale.
La vitalità del centro, notevolmente esteso in epoca daunia tanto da occupare con piccoli agglomerati una superficie di 600 ettari, si deve alla favorevole posizione lungo i principali assi di collegamento del Tavoliere e alla pianificazione in età romana del tracciato della Traiana.

Fig. 1 - Vista d’insieme dell'area archeologica di Herdonia

Fig. 2 - Vista aerea del macellum

Fig. 3 - Pianta dell'area della basilica
2.3. Obiettivo della tesi
Obiettivo della tesi è il progetto del parco archeologico del sito di Herdonia (FG), in tutti i vari aspetti che è necessario affrontare. La tesi, quindi, spazia dalla conoscenza dello stato fisico del luogo e dei manufatti, alla lettura e all'interpretazione dei segni del passaggio nel tempo delle opere e del contesto ambientale, alle problematiche della definizione progettuale della fruizione del sito, alle necessarie verifiche di carattere strutturale, alle problematiche di definizione del rapporto tra il sito archeologico e Ordona, il centro abitato di riferimento.
2.4. Sintesi della tesi - Conclusioni
Oggetto di approfondimento dal punto di vista strutturale è stato è il Macellum del foro di Herdonia. Si tratta di un edificio che fungeva da mercato di carne, pesce e prodotti agricoli costruito in età traianea, agli inizi del II sec. d.C. Esso presenta una pianta rettangolare con un cortile centrale di forma circolare attorno a cui si dispongono una serie di botteghe secondo una distribuzione radiale determinata da una serie di setti murari. L’edificio ha dimensioni in pianta di 19,4 m x 20,2 m al netto delle murature perimetrali, spesse 69 cm.
Le murature sono realizzate con la tecnica dell’opus reticulatum, ossia constano di un nucleo in opus cementizio rivestito da paramenti esterni in mattoni di forma quadrata, detti cubilia. Tali paramenti sono scanditi da ricorsi orizzontali in laterizio. I setti inclinati delle botteghe terminavano con delle semicolonne in laterizio delle quali si conserva la base ma sono assenti i capitelli. Non ci sono indicazioni sul tipo di copertura che tale edificio potesse avere. Lo stato di conservazione del manufatto architettonico è buono, infatti, si conservano i muri fino ad un’altezza massima di 3 metri e non sono presenti segni evidenti di criticità strutturali, anche grazie ad alcuni interventi di consolidamento con uso di calcestruzzo realizzati in epoca relativamente recente.
Verifica al sisma con il software Aedes PCM
Modellazione
E’ stata svolta la valutazione della sicurezza strutturale nei confronti delle azioni simiche delle pareti murarie del Macellum mediante analisi cinematica dei possibili meccanismi locali, eseguita tramite il software Aedes PCM.
Il materiale delle strutture in elevazione è stato descritto come “mattoni pieni e malta di calce”. 
Fig. 1 - Generazione del modello geometrico del Macellum di Herdonia
Analisi cinematiche
Sono state poi definite le azioni sismiche di progetto e i parametri di calcolo. La vita nominale è stata assunta pari a 50 anni il fattore di comportamento pari a 1.5. Relativamente ai carichi, oltre alle azioni sismiche sono stati considerati solo carichi verticali, costituiti dal peso proprio di ogni elemento. A questi viene associata una massa sismica e le relative forze inerziali. L’analisi consiste nel calcolo del moltiplicatore delle forze inerziali che attiva il cinematismo.
Fig. 2 - Analisi cinematiche sul Macellum di Herdonia
Sono stati studiati undici cinematismi costituiti da ribaltamento semplice di pareti sotto l’azione del sisma, variando anche l’altezza della cerniera, e da meccanismi differenti come il ribaltamento del cantonale, la flessione su cerniere oblique e la flessione orizzontale.
Il calcolo del moltiplicatore di attivazione (α0) è automaticamente svolto dal programma, che determina anche l’accelerazione spettrale di attivazione del meccanismo (α*). Quest’ultima viene confrontata con la domanda relativa allo stato limite di danno e di salvaguardia della vita per effettuare la verifica e ottenere la capacità in termini di PGA e l’indicatore di rischio sismico IRSPGA.
Si è assunto un buon grado di ammorsamento tra pareti ortogonali, ed è stato considerato un opportuno arretramento delle cerniere per tenere conto della limitata resistenza a compressione della muratura. Naturalmente, la prima ipotesi incrementa la capacità, mentre la seconda la fa diminuire in quanto riduce il momento stabilizzante. Il cinematismo con il valore minore di IRSPGA fra tutti quelli esaminati, in base al teorema cinematico dell’analisi limite, va considerato come quello che meglio approssima il meccanismo di collasso della struttura. In altre parole, tale meccanismo risulta essere il più rischioso.
Nelle seguenti figure vi è un riepilogo dei meccanismi studiati.
Figg. 3, 4, 5, 6
Conclusioni
I cinematismi esaminati sono risultati tutti verificati all’azione sismica, confermando la possibilità di evitare la messa in opera di interventi di consolidamento, che risulterebbero per altro altamente invasivi, e si aggiungerebbero alle aggiunte improprie in calcestruzzo precedentemente menzionate.
Fondamentale, infine, è la previsione di un piano di monitoraggio che riesca ad assicurare l’efficacia degli interventi nel medio-lungo termine.
3. Andria (BT): ex Mercato comunale di Via Flavio Giugno - Valutazione della sicurezza strutturale
Politecnico di Bari
DICAR - Dipartimento di Scienze dell'Ingegneria e dell'Architettura
Direttore del Dipartimento: Prof. Carlo Moccia
Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Bari
Corso: Aspetti Strutturali dei Monumenti Antichi
a cura di: Prof. A. Fraddosio, Prof. M. D. Piccioni
Gruppo di lavoro: Bruno F., Minnich E. A., Ranieri G., Todisco S.
Licenza Aedes.PCM Academy: A0016
codice chiave hardware USB: VSGSUQKK
autorizzazione in data: 04.03.2026
3.1. Aspetti generali
Il mercato comunale oggetto di studio si colloca in un’area di particolare interesse storico e urbanistico, situato tra il complesso conventuale della Chiesa di Sant’Agostino e il Palazzo Porro-Ceci, nel cuore del centro antico di Andria (BT). Tale porzione di tessuto urbano rappresenta uno dei nuclei più antichi e significativi della città, dove le stratificazioni edilizie e le trasformazioni morfologiche testimoniano le diverse fasi di sviluppo urbano tra il Medioevo e l’età moderna.
Dalle antiche planimetrie storiche, tra cui si possono citare le piante catastali ottocentesche e le rappresentazioni del Catasto murattiano, emerge come il porticato adiacente alla Chiesa di Sant’Agostino si trovasse in corrispondenza del limite delle mura medievali, lungo l’attuale tracciato di Via Felice Orsini, considerata la prima via extramurale della città.
Sul lato opposto rispetto alla chiesa sorge il Palazzo Ceci-Porro, costruito nella prima metà dell’Ottocento sul sito dell’antica abitazione di Flavio Giugno, medico e poeta latino nato ad Andria nel 1468. È probabile che l’antico edificio avesse un orientamento planimetrico leggermente diverso rispetto a quello attuale, forse parallelo alla loggia che oggi costituisce parte integrante del mercato.
Sulla base delle evidenze architettoniche e documentarie, si può ritenere che il cosiddetto “Magazzino del Grano”, fosse originariamente connesso al vecchio palazzo di Flavio Giugno più che alla chiesa agostiniana. Le uniche relazioni tra le due strutture si riscontrano infatti al livello delle fondazioni, dove si trovano archi e volte in pietra.
Dalle indagini quindi si può osservare che la loggia rinascimentale, nella sua impostazione formale e costruttiva, risulta indipendente sia dal muro della chiesa sia dal corpo dell’attuale palazzo Ceci-Porro, come si può osservare lungo Via Flavio Giugno, dove la tessitura muraria e l’allineamento divergono visibilmente.
L’edificio oggi noto come Mercato Comunale Rionale corrisponde all’antico Magazzino del Grano di Palazzo Ceci, come attestato nella “Relazione di Perizia” del 1927, redatta in occasione dell’atto di successione del palazzo. In quel documento i granai vengono descritti come un edificio di forma trapezoidale, con una superficie di 634,50 metri quadrati al piano terra e un cortile retrostante di 624 metri quadrati. Queste caratteristiche confermano la continuità funzionale dell’edificio come spazio destinato a deposito e commercio, poi trasformato, nel corso del Novecento, in struttura pubblica a servizio della comunità, mantenendo il suo ruolo di cerniera tra la memoria storica e la vita urbana contemporanea. 
Fig. 1 - Sezione del fabbricato 'Ex Mercato comunale' di Andria (BT)
Il Mercato comunale, presenta prospetti realizzati in pietra calcarea lavorata a bozze, estesi fino al livello della terrazza. Tale scelta materiale conferisce all’edificio una struttura solida e duratura, tipica dei magazzini e degli edifici destinati allo stoccaggio, in cui la resistenza era prioritaria rispetto alla decorazione. All’interno si apre un vasto ambiente unitario, concepito per la massima fruibilità. Lo spazio è ritmato da quindici volte a vela, che si innestano armoniosamente sulle otto colonne in pietra calcarea, rastremate e dotate di entasis.
Le colonne poggiano su basi attiche e si concludono con capitelli finemente scolpiti, decorati con motivi vegetali e figure umane di gusto eclettico. Le volte si raccordano ai muri perimetrali tramite sedici paraste, che non solo assolvono una funzione strutturale, distribuendo in modo equilibrato il peso della copertura, ma contribuiscono anche a creare un effetto di regolarità e armonia visiva.
Dal cortile, ai lati del portale principale del Mercato, si aprono due ingressi che conducono ai magazzini sottostanti, distinti tra loro. Il magazzino situato a sinistra si presenta come un ambiente a navata unica coperto da volta a botte, e occupa circa un terzo della superficie del magazzino superiore. Il locale poggia in gran parte su un terrapieno, come evidenziato dai saggi esplorativi effettuati, ad eccezione dell’area in corrispondenza del rialzo, al di sotto della quale sono stati individuati un vano e un piccolo vestibolo d’ingresso. Da quest’ultimo si accede al livello ipogeo inferiore. La genesi costruttiva di questa sezione risulta di particolare interesse per il recupero storico e architettonico dell’intero complesso, poiché testimonia le stratificazioni funzionali e strutturali succedutesi nel tempo. Mentre, il magazzino situato a destra del portale, è composto da un unico ambiente che si articola in due vani comunicanti, entrambi coperti da volte a botte a tutto sesto. Gli spazi si trovano a quote leggermente differenti.
3.2. Inquadramento
L'immobile è identificato al Catasto Edilizio Urbano del Comune di Andria al foglio 214, particella 389. Dal punto di vista urbanistico, il PRG classifica l'area di intervento come Zona A1 "Centro Storico", caratterizzata da un rilevante interesse storico, artistico e ambientale per la presenza di importanti emergenze architettoniche.
Fig. 1 - Localizzazione dell’ex Mercato Comunale all’interno della città di Andria
Fig. 2 - Il "Magazzino del Grano", ambiente centrale
Fig. 3 - Ambiente ipogeo voltato a livello -1, locale situato a sinistra dell’ingresso del Mercato
Fig. 4 - Ambiente ipogeo voltato a livello -1, locale situato a destra dell’ingresso del Mercato
Fig. 5 - Planimetria Piano Terra del Mercato comunale
Fig. 6 - Sezione A-A del Mercato comunale
Fig. 7 - Sezione B-B del Mercato comunale
3.3. Obiettivo del corso
Il Mercato comunale è stato scelto come caso studio per la valutazione della sua sicurezza strutturale nell’ambito del corso di Aspetti strutturali dei monumenti antichi della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio.
Il sistema voltato di copertura del Mercato comunale di Andria è oggetto di importanti fenomeni di infiltrazione d’acqua dal soprastante terrazzo, inoltre si osserva all’intradosso una vistosa lesione che è parallela alla facciata su via Flavio Giugno.
A seguito delle osservazioni in situ è emerso che:
• la parte fondale sul lato prospiciente via Flavio Giugno presenta delle cavità che influiscono negativamente sulla staticità del muro e dei pilastri del sistema voltato soprastante;
• la lesione presente sulle volte è passante ed alcuni elementi di pietra sono in procinto di cadere in seguito alla perdita di collegamento tra le parti staccate;
• le strutture voltate di copertura sono costituite da blocchi di tufo di ridotte caratteristiche meccaniche, lo spessore resistente è variabile tra 18 e 22 cm, sopra a questa struttura si rilevano due o tre successivi interventi di ripavimentazione con uno spessore complessivo decisamente elevato;
• la zona di spiccato arco è costituita da blocchi di pietra di buone caratteristiche meccaniche.
3.4. Valutazione della sicurezza strutturale - Sintesi dei risultati
Verifica al sisma con il software Aedes PCM
La valutazione della sicurezza strutturale del Mercato comunale nei confronti delle azioni sismiche è stata effettuata analizzando i meccanismi locali di collasso delle pareti murarie. Tale verifica è stata condotta attraverso un'analisi cinematica implementata nel software di calcolo Aedes PCM.
Per quanto riguarda i materiali, le strutture in elevazione sono state modellate e descritte come "muratura in pietre a spacco con buona tessitura".
Modellazione
Fig. 1 - Modello del complesso dell’ex Mercato Comunale, Chiesa di Sant’Agostino e Palazzo Ceci su Aedes PCM, assonometria su via F. Giugno
Fig. 2 - Modello del complesso dell’ex Mercato Comunale, Chiesa di Sant’Agostino e Palazzo Ceci su Aedes PCM, sezione assonometrica
Fig.3 - Modello del complesso dell’ex Mercato Comunale, Chiesa di Sant’Agostino e Palazzo Ceci su Aedes PCM, sezione assonometrica
Analisi cinematiche
Definiti i parametri di calcolo e le azioni sismiche di progetto, si è proceduto impostando una vita nominale dell'opera pari a 50 anni ed è stato adottato un fattore di confidenza pari a 1,35, per quanto riguarda il rinfianco, in considerazione dell’incertezza relativa alla composizione interna e alla muratura esistente, in particolare per i muri di confine, dei quali non è noto se siano a doppia muratura.
Per tutti gli altri elementi è stato invece assunto un fattore di confidenza pari a 1,20, corrispondente a un livello di conoscenza più elevato.
Una volta selezionata la categoria di appartenenza, tramite un apposito menu a tendina è possibile definire la tipologia di cinematismo da analizzare, scegliendo tra: ribaltamento semplice, flessione di parete vincolata ai bordi, ribaltamento di parete a doppia cortina, flessione su cerniere oblique oppure meccanismi generici con cerniere personalizzabili.
Nel caso studio sono stati analizzati i seguenti meccanismi:
• Ribaltamento semplice: il cinematismo considera la possibile rotazione di uno o più corpi rigidi attorno a un asse, generalmente orizzontale, definito dall’utente in una determinata posizione. Il termine “semplice” deriva dal fatto che i corpi coinvolti sono vincolati a ruotare attorno a un unico asse; tuttavia, il meccanismo può interessare sia porzioni monopiano sia pluripiano. Attraverso opportuni tagli è inoltre possibile includere porzioni di pareti ortogonali (cunei di distacco) con ampiezza variabile in elevazione. L’asse di rotazione non deve necessariamente essere complanare alla parete ribaltante, consentendo così di modellare anche il ribaltamento di cantonali. Nel presente studio il cinematismo è stato associato all’arretramento della cerniera, condizione che determina una riduzione della sezione resistente.
• Meccanismo a quattro cerniere: la presenza di un arco può determinare l’attivazione di un tipico meccanismo di collasso, noto in letteratura come “meccanismo a quattro cerniere” e previsto anche dalla normativa relativa ai beni tutelati (Dir. PCM 9/2/2011, All. C). In presenza di rinfianco, anche quest’ultimo viene modellato come corpo rigido, dotato di peso proprio concentrato nel relativo baricentro, analogamente a quanto avviene per gli altri corpi del modello.
Fig. 4 - Analisi del cinematismo di ribaltamento semplice sulla facciata su via F. Giugno (el. aa. da AEDES PCM).
Fig. 5 - Analisi del cinematismo di ribaltamento semplice con cunei di distaccosulla facciata su via F. Giugno (el. aa. da AEDES PCM)
Fig. 6 - Analisi del cinematismo di ribaltamento semplice con cunei di distacco e arretramento della cernierasulla facciata F. Giugno (el. aa. da AEDES PCM)
Fig. 7 - Analisi del cinematismo di ribaltamento semplice sulla facciata su via F. Orsini (el. aa. da AEDES PCM).
Fig. 8 - Analisi del cinematismo di ribaltamento semplice con cunei di distaccosulla facciata su via F. Orsini (el. aa. da AEDES PCM)
Fig. 9 - Analisi del cinematismo di ribaltamento semplice con cunei di distacco e arretramento della cernierasulla facciata su via F. Orsini (el. aa. da AEDES PCM)
Fig. 10 - Analisi del cinematismo del meccanismo a quattro cerniere (el. aa. da AEDES PCM)
Fig. 11 - Analisi del cinematismo del meccanismo a quattro cerniere(el. aa. da AEDES PCM)