FAQ

Di seguito le domande che vengono rivolte all'assistenza da coloro che utilizzano i nostri prodotti

In altre parole, su quali parametri di PCM occorre agire?
In prima istanza, conviene calibrare attentamente tutti i parametri globali. Se è possibile, ad esempio, elevare il livello di conoscenza di un edificio esistente, certamente tutte le verifiche ne saranno favorevolmente influenzate. Supponendo che i parametri globali siano correttamente specificati, analizzando i risultati, si può ovviamente intervenire anzitutto sulle pareti più deboli.
Anzitutto si esaminano le Azioni Complanari. In analisi lineare, le pareti su cui intervenire sono quelle che presentano coefficienti di sicurezza più bassi; in analisi non lineare, quelle che collassano per prime (è utile consultare il degrado progressivo della struttura, visualizzando lo stato di verifica della struttura, p.es. per il taglio per fessurazione diagonale, mentre si scorrono i passi progressivi dell'analisi incrementale).
Si può modificare la geometria della struttura portante, migliorare il materiale, applicare interventi tradizionali (p.es. iniezioni o intonaco armato) o tecniche di consolidamento specifiche (es. CAM), inserire nuove pareti (operando sul modello architettonico), affiancare strutture integrative in altra tecnologia (p.es. controventi di parete in profilati metallici, o telai in c.a.), inserendo telai di cerchiatura nelle aperture. Per quanto riguarda le Azioni Ortogonali (verifica a pressoflessione), se i risultati, sempre riferiti all'analisi lineare, mostrano bassi coefficienti di sicurezza, occorre intervenire in uno dei modi seguenti: ripartire meglio i carichi, in modo che la compressione delle pareti sia più uniforme; aumentare lo spessore; applicare interventi quali intonaco armato, iniezioni, tali da incrementare la resistenza a compressione; garantire connessioni efficaci a elementi ortogonali in modo da creare zone a funzionamento spaziale (p.es. agli angoli dell'edificio) dove la flessione sia nel piano sia fuori piano è in realtà contrastata dalla forma (p.es. la forma a L dell'angolo di muratura): in casi di tale tipo può essere lecito evitare la verifica, disattivando il corrispondente check nelle proprietà delle aste; estendere le zone rigide dei tratti iniziale e finale delle aste interessate, per ridurne la luce deformabile e quindi il momento ortogonale. In generale, si ottengono risultati tanto migliori quanto più corretta è la schematizzazione strutturale, in particolare nei confronti della trasmissione dei carichi. Per evidenziare gli effetti dei carichi è molto utile visualizzare i diagrammi dello sforzo normale e delle tensioni normali medie in analisi statica lineare non sismica.

In analisi lineare non si effettua alcuna ripartizione del taglio quando una parete va in crisi sotto azione sismica. La forza orizzontale è quella che è (calcolata con metodi statici equivalenti o con raffinate analisi modali), ed il sistema di equilibrio viene risolto direttamente, determinando per ogni asta (=parete, elemento murario, trave) le sollecitazioni con cui eseguire le verifiche di sicurezza. La verifica di ogni singolo elemento produce un coefficiente di sicurezza corrispondente all'elemento stesso: il più basso fra tutti viene ovviamente assunto come parametro di sicurezza dell'edificio nel suo complesso. Se quindi è presente un elemento debole sotto azioni orizzontali, il suo effetto è quello di abbassare drasticamente il coefficiente di sicurezza di tutto l'edificio, non potendo contare - in questo metodo di analisi - nell'aiuto offerto da altre pareti più robuste. Per tale motivo, le analisi non lineari (pushover) conducono a risultati migliori e più completi, soprattutto in edifici con pareti irregolari ed elementi fortemente differenziati dal punto di vista delle capacità resistenti.

No: l'analisi pushover consiste essenzialmente in un'analisi globale per azioni complanari (sostituisce, in pratica, il vecchio Por). In PCM è possibile considerare anche la resistenza fuori piano.
In generale, comunque, la pushover viene affiancata dalla verifica a pressoflessione ortogonale, da condursi in un'analisi sismica lineare (statica equivalente o dinamica modale) coerente, ad esempio adottanto il fattore di struttura calcolato dalla pushover. Per gli edifici esistenti, dovranno inoltre essere stati rimossi tutti i possibili meccanismi di collasso rigido: a questa verifica corrisponde l'applicazione dell'analisi cinematica.

La (B), unimodale, e la (E), proporzionale alle masse, sono le distribuzioni principali previste dalla nuova Normativa. La (B) è importante perchè stima la distribuzione di forze non in base allo schema approssimativo (A) (la nota distribuzione 'triangolare' con massimo in sommità, corrispondente all'analisi statica equivalente) ma secondo la deformazione del modo di vibrare fondamentale, e quindi più aderente alle reali caratteristiche dinamiche della struttura. In generale, la (B) dà risultati un po' più favorevoli della (A) (è ciò che generalmente accade anche in analisi lineare, applicando la dinamica modale al posto della statica equivalente). Inoltre, strutture ove siano presenti variazioni significative di rigidezza fra piani o fra elementi dello stesso piano (p.es. le strutture miste, con compresenza di elementi in muratura e in cemento armato), dovrebbero essere analizzate con analisi modale, per tenere conto correttamente delle irregolarità.
La distribuzione modale può anche essere adattiva: ciò significa che durante il procedimento incrementale, nel corso del quale si modificano le rigidezze degli elementi che via via si plasticizzano o collassano, viene più volte rieseguita l'analisi modale per tener conto della forma modale aggiornata. Da qui la distribuzione di forze (F) presente in PCM. Infine, ulteriori distribuzioni si prefiggono lo scopo di considerare gli effetti di tutti i modi di vibrare (non solo del fondamentale).

fhk è il valore caratteristico della resistenza a compressione in direzione orizzontale nel piano del pannello murario; fhm il corrispondente valore medio. Per la muratura nuova il calcolo di fhk/fhm, in mancanza di valori di origine sperimentale, può essere eseguito in base all'EuroCodice 6 secondo le indicazioni riportate al punto 3.6.1.2. Una fonte consultabile per l'EC6 si trova a questo link.
Per la muratura esistente, una autorevole fonte di riferimento si trova a questo link, dove, nell'ambito della trattazione dell'applicazione delle fibre FRP, è anche indicato il valore di fhk (là indicata con fh,mk) pari al 50% del valore di fk (là indicata con f,mk). In pratica, in generale, in assenza di specifiche più dettagliate, si può utilizzare per la resistenza a compressione orizzontale un valore pari alla metà della resistenza a compressione verticale.

I materiali definiti nell'ambito della vecchia Normativa fanno riferimento alla Circ.21745 del 30.7.1981 che introdusse il metodo Por. Tali valori sono stati aggiornati, accogliendo i risultati delle numerose campagne sperimentali condotte in questi ultimi anni. E' così nata una riorganizzazione dei materiali murari, presentata dapprima nell'All.11.D all'OPCM 3431/2005, poi ripresa e precisata nella Circolare al D.M.14.1.2008. Tale riorganizzazione, che si basa su parametri di riferimento poi corretti in base alle caratteristiche della muratura (p.es. malta buona, connessioni trasversali efficaci) e al livello di conoscenza, è molto importante in quanto calibra correttamente sia i moduli di elasticità, sia i valori di resistenza a taglio e a compressione. In particolare, i valori dei moduli E e G erano in passato generalmente troppo bassi, probabilmente perchè a suo tempo derivati da indagini sperimentali che conducevano al degrado la muratura (e quindi risentivano di un abbattimento dovuto alla progressiva perdita di rigidezza).
Nei metodi Por, i bassi valori di E e G non producevano effetti evidenti, in quanto generalmente il diagramma forza-spostamento non era oggetto di interesse, limitandosi la verifica al confronto tra forza reattiva e tagliante sismico (da cui derivava il coefficiente di sicurezza). Secondo la nuova impostazione (dall'OPCM 3274/2003 in poi, fino all'attuale D.M.14.1.2008), invece, il fenomeno sismico è considerato nella sua completezza, ed essendo di tipo 'energetico' deve tenere conto sia delle forze che degli spostamenti. Con la nuova analisi pushover, che focalizza l'attenzione sulla curva di capacità rapportata ad un oscillatore elastoplastico equivalente da cui deriva la richiesta di spostamento secondo gli spettri di normativa, gli spostamenti assumono un ruolo fondamentale e quindi devono essere valutati correttamente: per tale motivo i nuovi valori di E e G sono particolarmente importanti. Nell'applicazione del metodo Por, inoltre, potevano sorgere problemi di rigidezze troppo diverse quando si inserivano nuove pareti in edifici esistenti: se alla nuova muratura si attribuivano, giustamente, i parametri previsti dal D.M. 20.11.1987 (parametri meccanici e valori di resistenza noti, conoscendo ovviamente la tipologia muraria nuova scelta), la rigidezza di tali pareti nuove diveniva talmente più elevata rispetto alle pareti preesistenti da generare effetti torcenti da ritenersi sovrastimati. Con i parametri delle nuove Norme si può constatare che i valori di E e G per murature esistenti sono dello stesso ordine di grandezza (pur essendo ovviamente più bassi) rispetto alle murature nuove, evitando così incongruenze nella valutazione delle rigidezze.
Un'ultima osservazione riguarda la rigidezza fessurata: le rigidezze fessurate (riduzione delle rigidezze elastiche, normalmente del 50%, definita in PCM dall'apposita proprietà  delle aste) si ritiene siano normalmente da considerarsi nelle analisi lineari, dove non si effettua alcuna valutazione di degrado progressivo e quindi in qualche modo la riduzione di K inserisce l'informazione del comportamento 'elastoplastico' per poter ottenere dal calcolo spostamenti più realistici. Ma nel caso di analisi pushover, è la plasticizzazione stessa degli elementi, nel corso della procedura incrementale, che definisce il degrado della struttura: pertanto, all'inizio della costruzione della curva di capacità tutte le rigidezze dovrebbero essere considerate elastiche, senza effettuare riduzioni nei Dati Aste.

La PGA,CLV (PGA = peak ground acceleration, CLV = capacità allo stato limite ultimo, di salvaguardia della vita) si identifica con l'accelerazione al suolo che corrisponde al raggiungimento dello Stato Limite Ultimo dell'edificio in muratura. Se PGA è riferita al suolo rigido, ha lo stesso significato di ag, altrimenti se tiene conto degli effetti di suolo è data dal prodotto ag*S (essendo S=SS*ST). Eseguita l'analisi pushover, nota la curva di capacità (che è una caratteristica intrinseca della struttura in esame, sotto i carichi definiti), noto l'oscillatore equivalente, con un processo iterativo PCM esegue più volte la verifica di compatibilità degli spostamenti (cioè, la verifica richiesta dall'analisi statica non lineare) individuando la soglia di ag che segna il passaggio da verifica soddisfatta a non più soddisfatta allo Stato Limite Ultimo: si può così 'centrare' il valore di PGA,CLV.
Si può anche ricercare la PGA,CLD (PGA che produce danno limitato, corrispondente allo Stato Limite di Danno). Come noto, però, gli edifici in muratura sono molto rigidi e presentano problemi di resistenza (colti allo Stato Limite Ultimo) più che di deformabilità. Per tale motivo, lo Stato Limite di Danno è generalmente verificato; in altre parole, dal calcolo risulta una PGA,CLD superiore a PGA,CLV: questo fatto è da considerarsi del tutto normale. L'edificio in muratura, in pratica, avrà un danneggiamento severo per raggiungimento dei limiti di resistenza prima di aver manifestato danni dovuti alla deformazione.

Il calcolo dell'Indicatore di Rischio Sismico (IRS) è un metodo iterativo che semplicemente automatizza la ricerca della capacità della struttura in termini di accelerazione al suolo, cioè l'accelerazione cui corrisponde un coefficiente di sicurezza unitario: questa PGA è l'accelerazione alla base dell'edificio, ed è il valore al di sotto del quale l'edificio è verificato, e al di sopra del quale non lo è più. L'IRS è dato dal rapporto fra la PGA sostenibile (PGA,CLV) e la PGA in input (PGA,DLV uguale ad ag in caso di PGA su suolo rigido, ed uguale ad ag*S in caso di PGA con effetti di suolo) per lo stato limite ultimo SLV.
Il metodo iterativo viene applicato in analisi pushover ed anche in analisi lineare. Le iterazioni non possono essere compiute facendo variare il solo valore di ag: seguendo lo schema della definizione dell'azione sismica del DM 2008, occorre infatti variare il periodo di ritorno TR, e, grazie al reticolo, variare di conseguenza ag Fo e TC* e, ancora di conseguenza, SS (e quindi S=SS * ST), TC e TD: variano cioè tutti parametri necessari per la valutazione dell'accelerazione strutturale (=spettro di risposta in termini di accelerazione) corrispondente alla ag al suolo. Il metodo di calcolo adottato da PCM può tener conto della microzonazione sismica, cioè di valori di S non conformi al prodotto SS*ST previsto dal DM 2008, ma direttamente derivati da microzonazioni locali.