Doppia conformita' con ACM 2026

06 mar 2026


Notizia

(06.03.2026) Il nuovo aggiornamento di ACM (versione 2026.1.2), disponibile da oggi, propone l’accesso diretto a due versioni del software utilizzate in passato: ACM 2011, conforme al D.M. 14.1.2008, e ACM 2005, conforme alle Normative precedenti (D.M. 16.1.1996 e Circ. 21745 del 30.7.1981).
L’esigenza di disporre delle versioni di ACM conformi a Norme previgenti rispetto a quelle attualmente in vigore nasce dalla necessità di eseguire verifiche strutturali per opere realizzate in passato senza regolare pratica edilizia con denuncia al Genio Civile.

La doppia conformità strutturale è il requisito fondamentale per regolarizzare interventi edilizi abusivi che hanno rilevanza statica o sismica. Essa prevede che l'opera sia conforme alla normativa tecnica vigente sia al momento della realizzazione sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria
Bisogna dimostrare che l'opera era conforme alla normativa dell'epoca: quindi, se si tratta di un edificio in muratura va dimostrato applicando i criteri che guidavano le verifiche strutturali.
Ad esempio con riferimento agli anni ’80 e ’90 si utilizzavano:
• per le analisi globali degli edifici in muratura: metodi tipo POR (Prove, Osservazione, Rilievo);
• per le analisi locali delle pareti con telai di cerchiatura: metodi semplificati di equivalenza delle rigidezze o degli spostamenti fra porzione muraria rimossa e nuovo telaio.

Il metodo POR fu introdotto dal Documento Tecnico DT2 della Regione Friuli-Venezia Giulia, insieme alla prima tabella sui parametri meccanici delle murature esistenti, ottenuti sulla base di prove sperimentali. 
Il DT2 rappresenta di fatto il primo tentativo italiano di normare la sicurezza sismica delle costruzioni in muratura tradizionale. Scopo principale era fornire criteri tecnici uniformi per il recupero e la ricostruzione degli edifici in muratura portante, assicurando un miglior comportamento sismico. 
Il DT2 fu emanato a seguito del sisma del 1976 e i contenuti vennero ripresi a livello nazionale dal D.M. 2.7.1981 “Istruzioni relative alla normativa tecnica per la riparazione ed il rafforzamento degli edifici in muratura danneggiati dal sisma”, con Circolare 21745 del 30.7.1981, nata nel contesto della ricostruzione post-terremoto sia per il Friuli sia per l’Irpinia (1980).
I metodi proposti dalla Circolare 21745 del 1981 furono adottati negli anni seguenti non solo per le riparazioni a seguito di eventi sismici ma anche per le analisi strutturali preventive riguardanti edifici esistenti in muratura in zone classificate sismiche

Il percorso di aggiornamento normativo ha condotto successivamente a vari sviluppi, e con l’Ordinanza 3274/2003 ma soprattutto con le NTC 2008, entrate in vigore nel 2009 a seguito del terremoto dell’Aquila, c'è stato un cambiamento concettuale importante, introducendo definitivamente il metodo agli stati limite, fino alle recenti e attualmente in vigore NTC 2018.
Per le murature, che già con i metodi tipo POR venivano analizzate agli stati limite con metodi non-lineari:
• sono stati ridefiniti i parametri meccanici, in base all’evoluzione delle conoscenze e ai nuovi dati sperimentali,
• e sono stati definiti i livelli di conoscenza con corrispondenti fattori di confidenza. 
I metodi di analisi globali si sono evoluti verso modellazioni più coerenti con il comportamento strutturale degli edifici storici, superando le limitazioni dei metodi tipo POR.

Dal punto di vista dell’analisi delle pareti oggetto di intervento locale, le variazioni fondamentali nel passaggio dalle vecchie Norme a quelle attuali consistono nel cambiamento dei parametri meccanici dei materiali murari sia originari sia oggetto di intervento, parametri che riguardano resistenza e deformabilità.
Lo spostamento ultimo, visto nelle norme precedenti come multiplo dello spostamento al limite elastico attraverso il parametro di duttilità μ, con le norme di nuova generazione diviene correlato all’altezza geometrica della parete e al suo stato di sollecitazione (drift a taglio e a pressoflessione).
Per gli interventi locali con telai di cerchiatura, al tempio della vecchia Normativa il metodo di calcolo inizialmente adottato consisteva nella valutazione di equivalenza di rigidezza fra muratura tolta e telaio di rafforzamento, confidando sulla connessione rigida fra telaio e muratura. 

Già nel 1993, tuttavia, un parere della Commissione Strutture dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze evidenziò che nel calcolo si doveva prendere in esame l’intera parete oggetto di intervento, verificando che ad intervento avvenuto si fosse ottenuto “un miglioramento di rigidezza, resistenza al sisma e duttilità, oltre ad un ammissibile stato tensionale”. Questa impostazione fu adottata fin dalla prima versione (1998) dal software Aedes ACM, con un assetto mantenuto fino al 2005: con ACM 2005 è quindi possibile svolgere verifiche di conformità alle Norme del 1981.
ACM 2011 applica invece il DM 14.1.2008 (NTC 08): la metodologia resta sostanzialmente invariata (analisi di tutta la parete oggetto di intervento locale, con collaborazione fra maschi ed eventuali telai di cerchiatura, e confronto fra Stato Attuale e Stato di Progetto) ma vengono utilizzati nuovi parametri meccanici con nuove verifiche più esaustive introdotte nel corso degli anni, quali ad esempio l’analisi dei giunti trave-montante o il controllo del comportamento shear-type.
Infine, con ACM 2026 si svolgono le verifiche di sicurezza conformi alla Normativa attualmente vigente (DM 17.1.2018: NTC 2018).

ACM 2026, a partire dalla versione 1.2, offre quindi un panorama completo nel quale eseguire le verifiche di doppia conformità, secondo l’epoca di realizzazione dell’intervento strutturale oggetto di indagine.